giovedì 29 marzo 2012

Pino Mazzarano e Gianni Lenoci a Bari

Giovedì 29 marzo al Caffè DolceAmaro di Bari, l’Associazione Nel Gioco del Jazz, diretta da Roberto Ottaviano presenta Time to Remember con Pino Mazzarano (chitarra elettrica ed acustica) e Gianni Lenoci (piano).
I due musicisti pugliesi, tra i più rinomati in campo nazionale, presenteranno il loro ultimo lavoro discografico, edito da Terre Sommerse,equamente diviso tra brani originali e strandars.
Chitarra e piano daranno vita a un dialogo gradevole e raffinato con accenti e ritorni, accelerazioni e sospensioni.


L'incontro pianoforte-chitarra ha pochi ma nobili esempi nella storia del jazz, primo fra tutti quello tra due giganti come Bill Evans e Jim Hall nell'album "Undercurrent". E sono proprio le "correnti sotterranee" quelle che legano un pianista colto e raffinato come Gianni Lenoci, ad un chitarrista jazzisticamente meno "ortodosso", proveniente da esperienze diversificate, come Pino Mazzarano, certamente più vicino ad un "moderno" come Bill Frisell che non al "classico" Jim Hall.
Il risultato è un album, equamente diviso tra brani originali e standard, in cui prevalgono tempi dilatati ed atmosfere sospese, perfettamente adatte a sviluppare il dialogo tra i due protagonisti che hanno così modo di esprimersi in maniera compiuta in un contesto calmo e rilassato.
I momenti migliori arrivano quando Mazzarano imbraccia la chitarra acustica, che meglio si adatta al dialogo con un pianista lirico come Lenoci, come nella lunga e ispirata versione di "The Nearness of You" di Carmichael, o in "Strange Meeting", non a caso firmata proprio da Frisell. 
Alcuni brani, specialmente i duetti tra piano e chitarra elettrica "preparata", mostrano qualche lieve forzatura, frutto probabilmente di una ricerca più intellettuale che emotiva. L'interscambio rischia a volte di essere un po' troppo "chiuso" ed autoreferenziale, con il pericolo di confluire in un puro esercizio calligrafico.
Luci e alcune ombre di un lavoro ambizioso che, nonostante la classe dei musicisti, non mantiene sempre le promesse iniziali. Una eccessiva omogeneità di toni e l'enfasi accentuata sui tempi lenti per tutti i sessanta minuti dell'album, confermano l'idea, più volte ribadita, che il formato ridotto dei quaranta minuti dei vecchi ellepì avesse comunque i suoi pregi. (Jazzitalia)

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