domenica 25 marzo 2012

I 70 anni di Aretha Franklin

Oggi, The Queen of Soul, Aretha Franklin festeggia il suo 70° compleanno.
Per celebrare questo anniversario ecco un bel articolo di Francesco Serini pubblicato sul sito Ondarock.


Non capita solo ai giorni nostri che artisti di grande talento molte volte rimangano ai margini del mercato discografico, poco conosciuti e poco rispettati. Lo stesso capitò nella prima metà dei Sessanta alla grande Aretha Franklin. E nel suo caso il periodo buio non durò il tempo di un solo disco o di una stagione, ma addirittura sei anni. 
Figlia del reverendo C. L. Franklin, uno dei predicatori di colore più noti e apprezzati del periodo, proprio durante le sue cerimonie cominciò a incantare gli spettatori, sfoggiando non solo una tecnica vocale di tutto rispetto ma anche interpretazioni piene di passione e umanità. 
Essendo ancora ragazzina la Franklin modellò la sua voce sulle grandi cantanti gospel dell'epoca come Mahalia Jackson e Clara Ward. Fu soprattutto questo l'errore che portò inizialmente la Franklin a rimanere ai margini: l'assenza di personalità. Tutti gli album registrati tra il 1960 e il 1966 per la Columbia mancano del suo inconfondibile stile interpretativo trascinante e fuori degli schemi degli anni successivi. Ma non è solo questa la ragione. 
Quando nel 1967 passò all'Atlantic e trovò finalmente giustizia, la Frankiln aveva solo 24 anni ma era già una donna vissuta. Madre di due figli, avuti a 15 e 17 anni, un divorzio, una carriera fin lì fulminante ma senza successo. Questi primi bui anni di vita personale e professionale la segneranno profondamente. Ancora fuori dal grande giro, non poteva far altro che sperare in qualcuno che si accorgesse delle sue incredibile potenzialità e le desse tutto l'aiuto possibile. Questo qualcuno un giorno arrivò e il suo nome era Jerry Wexler, produttore bianco per l'Atlantic. Seguendo i suoi giusti consigli, la Franklin lasciò la Columbia e si legò proprio a questa nuova casa discografica. 
Wexler credeva ciecamente in lei e aveva deciso di farne la regina del nuovo soul. Dopo sei anni da dimenticare, finalmente nel 1967 Aretha Franklin fu toccata per la prima volta dalla fortuna. E considerato come la situazione si capovolgerà completamente, si può anche parlare di magia. Magico fu infatti il provino che la Franklin tenne per l'Atlantic, presso gli Muscle Shoals Studios in Alabama, dove stava rinascendo la black music. Qui Otis Redding aveva infatti inciso alcuni dei suoi capolavori. 
Ancora una volta, la scelta di questi studios fu di Wexler. Finalmente qualcuno che sapeva consigliarla. Come spesso Wexler ha ricordato, in quella giornata vide una giovane ragazza trasformarsi da interprete insicura, com'era stata negli anni precedenti, in una fuoriclasse di grande forza e concentrazione. Nonostante la leggenda dica anche che Aretha litigò con tutti i musicisti, che qualcuno le fece anche delle avance pesanti e che la giornata finì tra gli insulti, questo poco importa perché si sta parlando proprio di leggenda, di un avvenimento entrato nella storia. In questa giornata Aretha inciderà alcuni dei brani che poi entreranno nel suo primo album-capolavoro per la Atlantic I Never Loved A man (The Way I Love You). 
Ma la Franklin non divenne improvvisamente felice e serena. Quei sei anni bui peseranno sempre su di lei, ma segneranno magistralmente anche tutte le sue interpretazioni.. La profonda malinconia che questi avvenimenti le provocarono permisero alla Franklin di caricare le interpretazioni delle sue paure, dei suoi sensi colpa e dei momenti di gioia, sempre improvvisi e spontanei.
Lo stesso Wexler ricordava che quando la sentiva cantare, capiva che l'unico modo per la Franklin di arrivare ad interpretazioni sublimi, era quello di lasciarla cantare come lei voleva senza dirle nulla, senza interromperla. E questa è stata sicuramente l'intuizione più importante di Wexler nei suoi confronti. Quello che da allora ha letteralmente stregato tutti non è tanto la sua tecnica di cantare sopra un'ottava, quanto le sue "esplosioni" interpretative. Le sue, non sono mai interpretazioni studiate a tavolino, ma nascono dal desiderio di dar voce alla sua anima. Quegli acuti improvvisi nei momenti apparentemente meno opportuni di un brano, così come i toni bassi, sono solo i momenti in cui Aretha dimostrava di non essere una semplice cantante, ma prima di tutto un'umana creatura che soffriva e gioiva attraverso le parole del suo canto. Una sorta di immedesimazione spontanea.
Da questo momento in poi, non le poteva essere attribuito soprannome più appropriato di Lady Soul. Regina del Soul, dunque, ma anche voce dell'anima. Non solo la massima cantante soul esistente, ma anche un'interprete dalla voce sublime e allo stesso tempo devastante. Quando Aretha cantava, faceva sua la canzone, con la sua voce e la sua interpretazione spingeva i brani verso nuovi significati. Si pensi a "Respect" di Otis Redding, che nella sua interpretazione acquista nuova linfa ed energia.
Se altre cantanti black del periodo erano sdolcinate e romantiche, Lady Soul era invece aggressiva, grintosa o realmente triste. Dal 1967 al 1970 almeno, Aretha fu una vera e propria icona soul, incarnando perfettamente il bisogno di spiritualità della nuova generazione nera. La sfrenata potenza e gioia di questi primi album per la Atlantic, oltre I Never Loved A Man, da ricordare Take a Look e Aretha '69, le fecero vincere tantissimi dischi d'oro e di platino negli Usa, con una media impressionante per il periodo. Ebbe perfino una copertina sul Time: fu una delle prime artiste donne ad avere questo onore e poiché era nera, se ne comprende anche l'importanza storica. 
I sessanta per Lady Soul quindi si divisero esattamente in due: il buio della prima metà e la luce della seconda metà. Questa contrapposizione, questa contraddizione in una donna come Aretha che comunque fu segnata profondamente dentro di sé dal buio dei primi anni, riemersero nei Settanta. Una sofferta inquietudine accompagna la vita personale ed artistica di questo decennio. Spirit In The Dark o Young Gifted And Black sottolineano il momento di sofferenza e disperazione. Affezionatisi all'energia che Lady Soul emanava tra il 1967 e 1970, la gente non comprendeva (o non voleva comprendere) questo momento. Così le vendite calarono vertiginosamente. Ma non per questo si può parlare di declino artistico. Anzi, in questo periodo, Lady Soul si riavvicinò al gospel d'inizio carriera registrando anche quell'Amazing Grace, che incanta, appassiona e turba fin dal primo ascolto. Per dieci anni purtroppo Aretha ricadde se non nel buio di una volta, sicuramente nell'ombra. Sarà solo nel 1980 grazie al film musicale "The Blues Brothers" che la sua luce ricominciò a brillare, e da allora senza più spegnersi. 
La Franklin appariva e cantava per soli quattro minuti, ma la sua re-interpretazione di "Think" era molto più che esaltante. Lady Soul dimostrava di essere un vero e proprio portento della natura. La sua voce era adesso riconosciuta come un dono preziosissimo. Da allora mai più nessuno ha voluto dimenticarla. Addirittura nel 1985, il governo del suo Stato dichiarò Aretha "una delle risorse naturali del Michigan". Dagli Ottanta in poi non si contano più i duetti: quelli con George Michael, Elton John, Whitney Houston, Luciano Pavorotti ed Eurythmics sono solo i più famosi. Le apparizioni non sono più tante, ma le poche fanno la differenza. Durante la serata Night Divas del 1998, è stata schiacciante la superiorità di Lady Soul (ultrasessantenne) nei confronti di dive del momento quali Mariah Carey, Shania Twain e Celine Dion. Uno dei suoi ultimi album, A Rose Is Still A Rose, è stato scritto e prodotto per lei dalla promettente Lauryn Hill. La luce di Aretha splende perché esiste la sua voce. Finchè potrà cantare, il suo apporto alla musica soul sarà sempre notevole

1 commento:

  1. Aretha è stata (ed è ancora) uno dei miei amori più forti e viscerali. Una voce assolutamente devastante e libera. Purtroppo è da un po' di anni che ogni volta che l'ascolto soffro, e quindi non concordo molto con la conclusione dell'articolo. La voce attuale è (ovviamente) solo una pallida versione di quella mitica de passato.

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