domenica 18 marzo 2012

Dal vivo al Vanguard - Max Gordon

Dalla sua apertura, nel 1934, il Village Vanguard è una pietra miliare di New York e del jazz. 
Questo piccolo club, nascosto in uno scantinato, per gli appassionati è il palco leggendario dove sono passati Miles Davis, Charlie Parker, John Coltrane, Sonny Rollins, Lenny Bruce, Woody Guthrie, Leadbelly, Pete Seeger, Charlie Mingus, Dinah Washington e Woody Alien. 
Proprietario e fondatore del club, Max Gordon ha una storia per ognuno di loro e narra con affetto misto a umorismo di esibizioni memorabili, di contrattazioni serrate per i compensi, di glorie, di miserie e di manie del vasto mondo di musicisti, agenti teatrali, scrittori, poeti, comici, vagabondi e appassionati che vivevano al Village Vanguard. Prefazione di Nat Hentoff.


E' il momento di un altro libro newyorchese che ci racconta l'indissolubile rapporto che c'è tra il jazz e la Grande Mela. A proposito, una delle spiegazioni - ce ne sono molte, magari ne riparliamo - del perché New York è soprannominata "La Grande Mela" deriva proprio dal jazz, quando i musicisti jazz di colore degli anni '30 e '40 spesso usavano quest'appellativo come una metafora del successo che si aspettavano dal suonare nei club di Harlem e Broadway. Quando si suonava lontano da New York, si suonava "sui rami", al contrario suonare a New York significava suonare nella "Grande Mela". Fine della digressione e passiamo al protagonista di questo post: Dal Vivo al Vanguard di Max Gordon (1903-1989). 
Gordon è stato il fondatore del Village Vanguard uno dei night club più importanti di tutta la storia della città e del jazz. Da lì, in quel piccolo scantinato al n. 178 della settima Avenue, sono passati nomi straordinari tra cui Sonny Rollins, Charlie Mingus, John Coltrane, Dinah Washington, Miles Davis, Charlie Parker, Bill Evans... potrei continuare per tutto il post trasformando la recensione in un elenco di nomi e tanto basterebbe. Max Gordon, e qui sta il bello del libro, racconta la storia del club dalle origini, con stile godibilissimo e arricchito da un'infinità di aneddoti sui personaggi che si sono alternati sul palco.
Non era facile la vita per Max, un'impresario dall'orecchio fino, magari non molto scaltro nelle trattative, ma devoto alla sua missione: "Mandare avanti un locale notturno è duro, ma la mia vita al Village prima che ne aprissi uno era ancora più dura".
Non di solo jazz si è nutrito il Village. C'è stato il folk degli inizi, il cabaret di Lenny Bruce, il debutto di uno spaesato Woody Allen, solo per citare alcuni degli episodi che Gordon ha vissuto in prima persona: "Woody, perché non ti fai coraggio e non ti metti a recitare tu stesso quello che scrivi? Così sarai un riccone, e non più quel pezzente che sei".
Dal Vivo al Vanguard è la storia del locale omonimo dall'apertura nel 1934 e dei suoi protagonisti, un affresco sul mondo di Max e il suo modo di gestire il locale, anzi i locali, perché nel libro si parla anche del Blue Angel, della sua ascesa e del suo fallimento.
In una New York che si rinnova in tempi rapidissimi, dove tutto o quasi si distrugge per lasciare il posto a qualcosa di nuovo, il Vanguard è per la musica della città una istituzione come può esserlo l'Empire State Building per l'architettura.
Chiudo qui, non prima di aver suggerito un paio di dischi registrati nel locale e che vale la pena di ascoltare: Sonny Rollins: "A Night at the "Village Vanguard", Blue Note, 1957 e Bill Evans: Sunday at the Village Vanguard, Riverside, 1961. 
Leggete il libro e poi ascoltate i dischi. Anzi no. Ascoltate i dischi e poi leggete il libro. 
Oppure: Leggete il libro mentre ascoltate i dischi.
(Fonte Romanzi a New York)


Nessun commento:

Posta un commento